C’è gap e gap

Stamani mi è capitato sott’occhio questo post sul sito della CNN di cui mi ha colpito il titolo: “Helping kids cross the digital divide“. L’educazione dei ragazzi all’uso degli strumenti informatici mi sta particolarmente a cuore – secondo me è lì che si gioca il futuro dell’Italia – e sapere che il digital divide è un problema anche negli USA (questo avevo intuito dal titolo)  mi ha un pochettino rinfrancato.

Ma la  “rinfrancatura” è durata poco, giusto il tempo di arrivare a metà dell’articolo.

Da noi il digital divide è il gap che c’è tra chi ha l’accesso a internet e chi non ce l’ha. Colmare il digital divide in soldoni significa dotare tutti di un accesso alla rete. Per quelli più ambiziosi si arriva a pensare di insegnare a tutti l’uso del PC. E siamo convinti che una volta diffusa la conoscenza dell’uso del PC ed un accesso a internet, saremo in pari col resto del mondo.

The so-called digital divide has all but disappeared.
But there’s a huge gap in knowledge of how to use that technology.

Qui si parla di un altro gap. Il “nostro” digital divide non c’è più. Ce n’è un altro, che riguarda l’uso della tecnologia. Ci sono i ragazzi ricchi che la usano meglio e quelli poveri che la usano peggio. Ma la usano tutti. La sfida nel loro caso è migliorare la conoscenza dell’uso della tecnologia per i ragazzi che sono più indietro.

Questo significa che quando noi avremo colmato il “nostro” digital divide (lo so, sto dando per scontato che lo facciamo, ma lo sapete – sono ottimista) saremo ancora lì a rincorrere, sempre uno o due gap dietro agli altri.

Ci vorrebbe una bella rincorsa, un bel lavoro di squadra con lo sguardo fisso non su di noi, ma su quelli davanti. Avete presente quel che accade nelle corse ciclistiche? Se un gruppo di corridori resta indietro, i componenti del gruppo cominciano a tirare a turno, dandosi il cambio per suddividere lo sforzo cercando di raggiungere quelli davanti. Se non c’è accordo si ha un susseguirsi si azioni personali che non fanno bene a nessuno. In quel caso la distanza (o il divide, o lo spread, a seconda dei gusti) aumenta, finché non ci si rende conto che c’è poco da correre, siamo rimasti troppo indietro.

Io non voglio svegliarmi un giorno e scoprire che non c’è più nulla da fare e penso nemmeno voi, quindi vediamo di collaborare tutti, a partire dal nostro piccolo, per contribuire a questa benedetta rincorsa. Lo sforzo sarà immane perché siamo parecchio indietro, ma non tutto è perduto. Io son convinto che ce la possiamo fare.

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